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CIFA sostiene la proposta del Centro Studi InContra di trasformare il Reddito di Cittadinanza in strumento di politica attiva CIFA, la Confederazione Italiana delle Federazioni Autonome condivide e sostiene la proposta avanzata dal Centro Studi InContra, relativamente all'ipotesi del RIL, Rapporto di Integrazione Lavorativa, secondo cui qualunque operatore economico privato potrebbe avviare al lavoro un percettore di Reddito di Cittadinanza, oltre che con gli ordinari contratti di lavoro, anche attraverso lo strumento di inserimento o reinserimento graduale e flessibile denominato giustappunto Rapporto di Integrazione Lavorativa (RIL).

Come è noto, al centro dell’agenda politica del Governo attuale si colloca il Reddito di Cittadinanza, misura di contrasto alla povertà, che dovrebbe garantire l’erogazione di un contributo economico in modo tale che chiunque possa raggiungere la soglia di 780€ al mese. Al netto delle risorse stanziate – 10 miliardi di euro per una platea di 5-6 milioni di potenziali beneficiari – la misura rischierebbe di assumere le sembianze di un mero sussidio passivo, che potrebbe indurre chi non ha un impiego a rinunciare a cercarlo, mentre chi lo ha già e guadagna un reddito che si attesta su quelle cifre potrebbe essere portato a trovare l’escamotage legale per una “perdita involontaria” del lavoro e magari avviare un lavoro in nero.

In questa ottica, un ruolo chiave dovrebbe essere svolto dai Centri per l’Impiego, che dovrebbero formulare proposte di lavoro ai potenziali beneficiari. Tuttavia gli stessi CPI rappresentano al momento una grande incognita, perché sono gestiti dalle Regioni con risultati molto diversi sul territorio nazionale. Inoltre, per ragioni strutturali hanno capacità operativa molto limitata: si stima che solo il 3% dei rapporti di lavoro sia avviata grazie al loro intervento.

Dunque, rispetto a tali profili di criticità, CIFA appoggia e fa sua la proposta di InContra, nell’ottica di recitare un ruolo proattivo e di collaborazione con le forze attuali del Governo e per far sì che lo stesso Reddito di Cittadinanza possa tradursi in un interessante strumento di politica attiva combinando la sua operatività con il RIL, Rapporto di Integrazione Lavorativa.

Nello specifico, quest’ultimo rappresenterebbe un contratto di lavoro di inserimento atipico e flessibile che favorirebbe la “messa in circuito lavorativo” del percettore di sussidio del Reddito di Cittadinanza, la cui durata varierebbe a seconda della classe di profilazione del percettore del sostegno. Il lavoratore avviato con il RIL percepirebbe una indennità economica non inferiore al 50% e non superiore al 70% del RdC, che sarebbe poi integrata da un sussidio erogato dall’Inps (o da altro ente che dovesse assolvere a tale ruolo), nella misura massima pari al 50% del Reddito di Cittadinanza, tale da permettere al beneficiario di godere di una indennità complessiva non inferiore al sussidio che gli spetterebbe come RdC. Inoltre, l’attività lavorativa dovrebbe essere supportata da percorsi formativi appositamente finanziati dalle Regioni e dai Fondi Interprofessionali

Le imprese grazie al RIL potrebbero garantire occupazione e ottenere benefici

Tale soluzione potrebbe rappresentare una leva di politica attiva del lavoro, apportando conseguente risparmio sulle risorse messe a disposizione dal Governo e favorendo l'inserimento o il reinserimento della persona nel mercato del lavoro. Allo stesso tempo le imprese potrebbero beneficiare di considerevoli incentivi e di agevolazioni fiscali, normative e contributive in caso di assunzione di personale tramite RIL, con la possibilità continuare a giovarne nel caso di proseguimento del rapporto. Più in generale, l'ipotesi più che mai concreta del RIL conferirebbe alle imprese quella possibilità - non sempre riconosciuta - di recitare un ruolo socialmente rilevante nella cornice del sistema socio-economico del Paese.