Dopo circa due anni di attesa viene pubblicata in Vaticano la terza enciclica di Papa Ratzinger, la "Caritas in veritate" dedicata soprattutto ai temi del lavoro, dell’economia e delle sfide della globalizzazione. Circa 130 pagine dove Benedetto XVI spiega come il ruolo dell’etica sia indispensabile per far funzionare l’economia e l’attuale crisi finanziaria mondiale lo dimostra; «una crisi – afferma il Papa – che chiede di ripensare il nostro cammino, che impone di creare nuove regole perché avere come obiettivo il profitto senza il bene comune distrugge ricchezza e crea povertà».
Ma si fa riferimento non a un'etica qualsiasi, bensì ad un'etica “amica della persona”. Il Papa loda gli sviluppi della finanza etica, soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza ma, aggiunge, «occorre adoperarsi perché l'intera economia e l'intera finanza siano etiche e lo siano non per un'etichettatura dall'esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura».
Per il Sommo Pontefice, non bisogna distinguere le “imprese finalizzate al profitto” e le “organizzazioni non finalizzate al profitto (non profit)”, ma bisogna tenere in considerazione la ampia area intermedia tra questi due modelli sorta negli ultimi anni. Quest’ultima, spiega Papa Ratzinger, è costituita da imprese tradizionali, che però sottoscrivono dei patti di aiuto ai Paesi arretrati; da fondazioni che sono espressione di singole imprese; da gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociale; dal variegato mondo dei soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione.
«Il fatto che queste imprese distribuiscano o meno gli utili oppure che assumano l'una o l'altra delle configurazioni previste dalle norme giuridiche diventa secondario rispetto alla loro disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società» ed è quindi «auspicabile che queste nuove forme di impresa trovino in tutti i Paesi anche adeguata configurazione giuridica e fiscale». «Esse - conclude il pontefice -, senza nulla togliere all'importanza e all'utilità economica e sociale delle forme tradizionali di impresa, fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione dei doveri da parte dei soggetti economici. Non solo. E' la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo».
 Francescochristian Schembri