L'Anmil e l'INAIL, alla vigilia della 58° Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, colgono l'occasione per un confronto a tutto campo che sembra registrare diversi punti di convergenza. Entrambi concordi sulla necessità di non abbassare mai il livello di guardia nella lotta agli infortuni e alle morti bianche; concordi sulla volontà di promuovere una solida azione formativa che prenda le mosse già dai banchi di scuola; concordi, infine, nel richiamare tutti i soggetti in campo - Istituzioni, lavoratori, associazioni sindacali e datoriali - a uno sforzo comune in nome della prevenzione e della sicurezza. La lotta agli incidenti sul lavoro deve essere sostenuta da uno sforzo continuo e costante, anche al di là di cifre che registrano bilanci assai più ottimistici rispetto al passato. "Da questo punto di vista i dati sembrano segnalare un andamento in controtendenza, ma ciò non toglie che il numero delle morti bianche, con 3-4 vittime al giorno, sia comunque impressionante", dice il presidente dell'Anmil, Pietro Mercandelli. "Naturalmente ci auguriamo che questi segnali positivi si consolidino ulteriormente, ma la cautela resta ancora d'obbligo. Non vorremmo, infatti, che questa "tendenza al ribasso" si traduca in meno attenzione, perché è proprio quando l'attenzione si allenta che esplode la tragedia. Dunque non abbassiamo la guardia". Un appello accolto immediatamente dal presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori che da ragione a Mercandelli e replica: "Che da sei anni sia in corso una diminuzione sostanziale del numero di incidenti in generale e delle morti bianche, in particolare, è un dato incontestabile. Ciò non toglie che, per un Istituto come il nostro che ha come ideale il "tasso zero" di infortuni, sia una realtà non ancora sufficiente a farci dichiarare soddisfatti".  

"I risultati positivi ottenuti in questi anni sono frutto di uno sforzo comune e di una campagna di sensibilizzazione condotta da diversi soggetti: dal Presidente della Repubblica, alle associazioni sindacali e datoriali, all'Anmil e all'INAIL", continua Sartori. "Ma credo che una parte importante della futura diminuzione degli infortuni non possa che essere il frutto di un cambiamento prima di tutto culturale nell'approccio al lavoro. La vera sfida passa da qui: da una cultura del mondo del lavoro radicata in modo solido nei valori della prevenzione e della sicurezza".

Un cambiamento mentale, prima di tutto. Ma che richiede una strategia d'intervento ad ampio raggio e in grado di coinvolgere tutti. "Siamo certamente grati al Presidente Napolitano che ormai quasi quotidianamente fa sentire la propria voce su questo tema, ma crediamo che non si faccia ancora abbastanza da parte delle Istituzioni", sostiene Mercandelli. "A nostro giudizio serve un ulteriore sforzo per quanto riguarda la comunicazione e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Ma serve, soprattutto, un maggior senso di responsabilità da parte dei datori di lavoro nei confronti di un fenomeno che rappresenta un'emergenza sociale. Spesso, ancora oggi, tutto quello che riguarda la sicurezza e la prevenzione viene considerato da un'azienda solo come una spesa aggiuntiva da sostenere. Invece si tratta di un dovere civile".

Il cammino è difficile e le variabili in campo, giorno dopo giorno, sempre più differenziate. "Ci sono settori, come l'edilizia, in cui la stragrande maggioranza dei nuovi assunti è rappresentata da lavoratori extracomunitari. E questo comporta un approccio senza dubbio complesso per la diffusione di una autentica cultura della prevenzione", afferma Sartori. "L'INAIL, nel raccogliere sfide così importanti, è chiamata a tenere conto di realtà del genere e ha intenzione di farlo attraverso un'attività di formazione mirata e condotta attraverso una stretta collaborazione col sindacato e le associazioni di categoria. E, per quanto riguarda la scuola, attraverso un approccio specificatamente orientato al mondo del lavoro e che cominci almeno nei due anni precedenti l'inserimento professionale dei giovani".

Un punto, quello della formazione "work-oriented", su cui l'Anmil concorda. "Crediamo che a livello generale si faccia ancora troppo poco per contrastare il fenomeno degli infortuni e il contrasto può essere esercitato attraverso azioni molteplici", sostiene Mercandelli. "Sono necessari, a nostro giudizio, maggiori controlli e ispezioni, ma anche un intervento più forte sulla formazione dei lavoratori, e questo a partire dal mondo della scuola. L'obiettivo è fare sì che ogni attività di correzione dei comportamenti sbagliati diventi un patrimonio comune e insegnato anche a chi non ha uno sbocco professionale. Serve, insomma, un livello culturale più forte e una più forte conoscenza dei rischi: in particolare per quanto riguarda le mansioni e i settori più pericolosi, là dove c'è flessibilità accentuata".

Infine, il presidente dell'INAIL valuta con attenzione uno dei "temi caldi" delle rivendicazioni dell'Anmil. "Per quanto riguarda le rendite erogate l'Associazione ha di certo buone ragioni per lamentarsi e di ciò siamo perfettamente consapevoli", conclude Sartori. "La mia speranza, pertanto, pur nei ristretti limiti di bilancio che lo stato della finanza pubblica attualmente ci impone, è di potere presto intervenire attraverso opportuni riconoscimenti. E auspico, in futuro, di potere coinvolgere maggiormente l'Anmil anche su altri importanti ambiti di rilevanza comune". (Inail)