Con lo slogan “Attenzione. Quella parola che inizia per A e finisce per salvarti la vita” parte la nuova campagna informativa firmata dall’Inail e dal Ministero del Lavoro per responsabilizzare i cittadini alla sicurezza nei luoghi di lavoro. “Attenzione come valore comune per i lavoratori e per i datori di lavoro, attenzione al funzionamento delle macchine, delle attrezzature e delle dotazioni di sicurezza. Attenzione a valutare e prevenire comportamenti a rischio. Attenzione all’addestramento e al rispetto delle procedure. Attenzione alla formazione e all’informazione. Attenzione alle norme, ai regolamenti e alle misure organizzative”. E ancora: “Nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici, nelle case, nelle campagne, nelle scuole di tutto il paese – recita sempre il manifesto - ogni volta che cade l’attenzione c’è qualcuno che rischia di non rialzarsi più”. La campagna ha preso l’avvio ufficiale il 7 ottobre ed è stata realizzata dalla McCann-Erickson, sotto la direzione creativa di Marco Carnevali. Una prima fase di questa iniziativa era già stata anticipata al meeting di Rimini: si è trattato di una comunicazione non convenzionale, ovvero braccialetti di silicone colorati sui quali sono stati incisi messaggi di impatto emotivo con l’invito a mantenere alta la soglia dell’attenzione sui luoghi di lavoro. Un’idea che Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton, ha offerto gratuitamente all’Inail. Questi braccialetti sono stati distribuiti anche a 2500 studenti dal capo dello Stato Giorgio Napolitano nel corso della cerimonia di apertura dell’anno scolastico. La seconda fase, invece, che durerà circa tre mesi, prevede la pubblicazione di avvisi sulla stampa quotidiana e periodica, la diffusione di spot radiofonici e la presenza di banner su vari siti internet. Inoltre, nel corso del mese di novembre, è programmata l'affissione di manifesti sagomati negli autobus di città come Milano, Verona, Treviso, Roma e Napoli.
Nei giorni scorsi, in occasione della 58
ª giornata
nazionale per le vittime sugli incidenti sul lavoro, i due istituti dell’Inail e dell’Anmil si sono confrontati. Entrambi i presidenti dei due istituti – Marco Fabio Sartori e Pietro Mercandelli - hanno concordato sul fatto che la lotta agli incidenti sul lavoro deve essere sostenuta da uno sforzo continuo e costante, anche al di là di cifre che registrano bilanci assai più ottimistici rispetto al passato. Negli anni Settanta morivano 12 persone al giorno, negli anni Novanta 7, nel 2007 le morti bianche al giorno sono scese a tre. Alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2008, il bilancio infortunistico dell’Inail per l’anno 2007 si è presentato, dunque, statisticamente più favorevole rispetto a quello dell’anno precedente, sia per l’andamento generale del fenomeno, sia soprattutto per quel che riguarda gli infortuni mortali. L’Inail ha registrato, infatti, 912.615 denunce di infortuni avvenuti nel 2007: circa 15.500 casi in meno rispetto all’anno precedente, pari ad una flessione dell’1,7 per cento. Il calo risulta più significativo alla luce del fatto che nel 2007 il numero degli occupati (fonte Istat) è cresciuto dell’1 per cento; in termini relativi, il miglioramento reale è, dunque, del 2,7 per cento. Il numero degli infortuni mortali si è attestato sui 1.210 casi. Le prime stime sul consolidamento dei dati mensili indicano un calo complessivo degli infortuni nel primo quadrimestre 2008 che è valutabile, ad oggi, nell’ordine dell’1 per cento- 1,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, più contenuto rispetto a quello del 2007. Ma non è comunque vero che siamo la maglia nera d’Europa. I dati forniti da Eurostat relativi al 2005 indicano per i casi mortali che l'Italia, con un indice nazionale di 2,6 decessi per 100.000 occupati, si colloca al di sopra del dato rilevato per i 15 Stati membri (2,3), ma praticamente in linea con quello registrato nell’area-euro (2,5). "Che sia in corso una diminuzione sostanziale del numero di incidenti in generale e delle morti bianche, in particolare, è un dato incontestabile. Ciò non toglie che, per un istituto come il nostro che ha come ideale il 'tasso zero' di infortuni, sia una realtà non ancora sufficiente a farci dichiarare soddisfatti", ha detto il numero uno dell'Inail Marco Fabio Sartori. Ecco perché l’impegno dell’istituto a partire dalle campagne di sensibilizzazione si va intensificando nella convinzione che solo una svolta a livello culturale possa veramente portare a una diminuzione degli incidenti sul lavoro.