Mercato del Lavoro e flessibilità che cambia: proposte al Ministro Fornero PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Gennaio 2012 10:39
Mercato del Lavoro e flessibilità che cambia: proposte al Ministro ForneroFin dai primi giorni dall’insediamento di Monti, è apparso subito chiaro l’ordine di priorità dell’agenda di Governo: in cima il tentativo di moderare gli eccessi speculativi del fronte finanziario internazionale in pressing sul nostro debito pubblico, cosa che in brevissimo tempo è stata affrontata con il decreto “salva Italia”. Seppure con grandi sacrifici, avallati da una classe politica che ha avuto un atteggiamento quasi di “neutro imbarazzo” nei confronti di provvedimenti pesanti adottati per i cittadini, il Paese ha rialzato la testa e sta consentendo all’esecutivo di giocare la partita europea nella direzione della crescita e del rilancio dello sviluppo.


Ora, il problema più stringente è adottare provvedimenti per la crescita e lo sviluppo ispirandosi ai valori dell’equità. Evidenziamo, in tal senso, che le dichiarazioni e l’attività del Ministro Fornero in materia di riforme hanno messo al centro del dibattito, oltre alle pensioni, il tema del lavoro e della flessibilità, e stanno animando il confronto con le Parti Sociali. La stagione delle riforme del mercato del lavoro è quindi nel pieno dell’attività e registra un apprezzabile e moderato confronto delle principali componenti sociali con il dicastero del lavoro sui temi delicati dell’articolo 18, della flessibilità di impiego, dell’apprendistato, della contrattazione di secondo livello, della semplificazione dei contratti a termine.

Il problema centrale è la capacità dell’impresa di mantenere il proprio mercato: l’esposizione ai venti della crisi - dichiara Roberto Nicoletti, Vice Presidente di CIFA Italia - non può costringere gli imprenditori a mantenere il fattore lavoro costante, e questa è una severa regola dell’economia reale, oggi diventata globale. Gli strumenti che regolano il rapporto di lavoro, in Italia, non permettono meccanismi di compensazione e di flessibilità che si osservano in altri contesti, che in questo momento hanno migliori risultati dell’Italia perché adottano regole che non ingessano la reale dinamica economica. Quando il governo attuale - con grande favore delle componenti datoriali più rappresentative - si affretta ad affermare che non devono esistere tabù nell’affrontare il tema delle riforme del mercato del lavoro, incontra anche il nostro favore.

La crescita, lo sviluppo e l’occupazione in Italia - continua Nicoletti - saranno agevolate da una riforma del lavoro in grado di valorizzare e sostenere l’apprendistato, perché permette ai giovani di inserirsi nel mondo del lavoro per formarsi al lavoro e per qualificare il proprio capitale di competenze. Una gestione flessibile dei rapporti di lavoro tra datore e lavoratore, potrà essere resa possibile solo semplificando le opzioni di contratti a termine, ed in questa fase storica di crisi economica generalizzata, proporrei di sperimentare il “congelamento” per due o tre anni dell’articolo 18, e di premiare contestualmente la produttività del lavoro in relazione alla qualità dei risultati. Osservo criticamente la proposta di rendere più remunerativo per il lavoratore il contratto a termine: il problema, ribadisco, è di tipo culturale, e possiamo superarlo se i lavoratori si rendono consapevoli del fatto che nell’’arco della vita lavorativa è alta la possibilità di dovere cambiare tipo di lavoro per mantenerlo. Ma anche l’imprenditore deve essere capace di riconfigurare i fattori produttivi che ha a disposizione, quando il mercato dovesse renderlo necessario. Per gli uni e per gli altri, e nel pieno e profondo rispetto e tutela della dignità e del valore del capitale umano - conclude il Vice Presidente CIFA - è necessario un salto di qualità culturale, che deve essere ben accompagnato dalle istituzioni, attraverso strumenti che siano più flessibili e non anacronistici.

Roberto Nicoletti, Vice Presidente di
CIFA Italia
 
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