| OLIO D'OLIVA "DOC": CAOS IN ATTESA DEL DECRETO. LETTERE DA BRUXELLES PER CHIARIMENTI. ENTRO L'ANNO INIZIATIVE PROMOZIONALI ANCHE DALLA CIFA |
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| Lunedì 06 Luglio 2009 10:43 |
I luglio: finalmente l'olio d’oliva avrà la sua etichetta di origine. Dubbi sorgono riguardo l'attuazione del regolamento e da Bruxelles arrivano due lettere affinché non si faccia confusione sulle diciture. È entrata in vigore a tutti gli effetti l’etichettatura d’origine e il regolamento n. 182 della Commissione Ue del 6 marzo 2009 è finalmente operativo.In una lettera della Direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione europea datata il 17 marzo e firmata da Jean-Luc Demarty inviata per conoscenza al ministero delle Politiche agricole, si legge che “l’articolo 4.2.b ai punti i), ii) e iii) cita la possibilità di fare ricorso a menzioni equivalenti a quelle esplicitamente citate, pertanto, conformemente alla direttiva alla direttiva 2000/13/CE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri concernente l’etichettatura e la presentazione del cibo il consumatore non deve essere tratto in errore. E l’espressione comunità europea per designare l’origine del prodotto è equivalente all’uso dell’espressione ‘taglio’ di oli di olive comunitarie”. In una successiva lettera della commissione Ue datata 18 giugno 2009 Demarty assicura che “il regolamento 182/2009, come tutti i regolamenti comunitari, è direttamente applicabile in tutti i paesi membri conformemente all’articolo 249 del trattato Ce in combinazione con l’articolo 254 del Trattato CE. L’applicazione diretta di un regolamento significa che la sua entrata in vigore e la sua applicazione, a favore o contro coloro ai quali si applica, sono indipendenti a tutte le misure nazionali di applicazione. Conformemente all’articolo 9, paragrafo 1 del regolamento della commissione 1019/02 relativo alle norme di commercializzazione dell’olio d’oliva, gli stati membri non possono che prendere le misure necessarie per assicurarne il rispetto. Cosa che esclude disposizioni nazionali che ribadiscono gli obblighi già stabiliti”. E ancora, a proposito della dicitura utilizzata dall’Italia, l’articolo 4.4 così come è previsto nella bozza del decreto nazionale, “limiterebbe l’utilizzo di menzioni equivalenti alla designazione di origine implicando il fatto che il termine ‘miscela’ dovrà essere sempre utilizzato in Italia. Una tale limitazione, se questa dovesse essere adottata – conclude Demarty - mi sembrerebbe essere più restrittiva di quanto previsto nel regolamento 182/2009”. "Oggi il mercato del settore agroalimentare è sempre più sotto i riflettori per via dell'immissione di prodotti che vengono da altri paesi dove non esiste il rispetto del consumatore" - afferma Andrea Cafà, Presidente Nazionale CIFA, in riferimento all'argomento in questione. "Provvedimenti del genere aiutano l’affermazione di prodotti genuini - come l’Olio italiano ed in particolare quello siciliano - e servono soprattutto a ripristinare la fiducia che i consumatori vanno man mano perdendo verso i produttori". "La CIFA - conclude il Presidente Cafà - entro fine anno intraprenderà una serie di iniziative promozionali che aiuteranno ulteriormente le imprese italiane del settore che producono prodotti di alta ed altissima qualità." |


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