| MANAGEMENT ETICO: MARCO EUGENIO DI GIANDOMENICO E LA RESPONSABILITA' SOCIALE D'IMPRESA |
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| Lunedì 01 Giugno 2009 10:16 |
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Marco Eugenio Di Giandomenico, cultural manager, da sempre alla guida di progettualità interdisciplinari di carattere culturale e di taglio internazionale, intende, con la sua opera, investigare i principi e i fondamenti del cosiddetto “management etico”, vale a dire di un management che agisce in maniera socialmente responsabile.
Ma qual è, in linea generale, la teleologia della Responsabilità Sociale? A ben vedere, occorre porre attenzione ai grandi temi dell’umanità, quali libertà, verità, amore, etc., su cui si confrontano da sempre filosofi, teologi e sociologi. Ben nota è la locuzione «La libertà di un individuo termina laddove comincia la libertà di un altro individuo»: è un paradigma molto diffuso, di immediata percezione, tuttavia falso. Si è liberi solo quando si è in grado di esprimersi, di aderire alla propria verità, alla propria essenza di essere umano, e ciò nella contestualizzazione sociale, lavorativa e affettiva di riferimento. Qualunque allontanamento da tale verità rappresenta un disequilibrio, un mancato raggiungimento del “giusto mezzo” aristotelico, una ineluttabile disottimizzazione. Di grande pregnanza è l’impostazione di Giovanni Paolo II che, naturamente, individua in Dio la grande verità e il grande equilibrio dell’uomo: al di là degli aspetti di confessione spirituale, però, il target di analisi rimane sempre quello dell’homo agens, di un uomo, quindi, che nell’actio realizza se stesso. In tale quadro, una funzione fondamentale è svolta dall’operatore economico: il suo perseguimento ad ogni costo del profitto, senza aver riguardo alle esigenze di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nell’impresa (stakeholders), oltre a provocare situazioni di non-libertà, diventa causa di diseconomie, in quanto si ottengono lavoratori meno produttivi, consumatori non soddisfatti, fornitori in rapido turn over, etc. E di quanto sopra ne debbono tener conto sia i soggetti for profit sia i soggetti non profit; quest’ultimi, a ben vedere, sembrerebbero già teleologicamente orientati verso una stakeholder satisfaction: tuttavia, il loro denunciato non perseguimento del profitto non è sufficiente ad esimerli dalle raccomandazioni etico-sociali che, comunque, trovano il loro fondamento nella visione di una attività economica (e non) comunque basantesi sull’equilibrata “espressione” di tutti i soggetti a vario titoli coinvolti dall’attività de qua. Altra problematica è come il potere pubblico agisce e può agire per perseguire e promuovere la RSI: sul tema, l’opera esamina anche vari modelli europei (Danimarca, Gran Bretagna, Francia, Italia), dal cui confronto emergono situazioni interessanti, che, evidentemente, riflettono le differenti matrici culturali. |


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