| L'ARABIA SAUDITA APRE ALLE PMI ITALIANE |
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| Giovedì 29 Gennaio 2009 09:24 |
Sei nuove aree industriali collegate nel deserto saudita, grazie anche ad aziende italiane di costruzioni, macchine utensili e alta tecnologia. Disponibili, da qui a cinque anni, per il sistema italiano, 40 miliardi di euro in appalti e forniture. Iniziati già i lavori per la prima città: King Abdullah economic city. E' da lì che partirà la diversificazione«È un segnale molto incoraggiante – spiega Urso commentando gli ultimi dati sull'export italiano – che testimonia la capacità delle imprese italiane di riposizionarsi verso quei mercati che per le risorse finanziarie assicurate dal greggio possono garantire margini significativi di crescita anche in tempo di crisi». Una prova molto importante attende le nostre imprese già nei prossimi mesi con gli appalti e le forniture per la realizzazione delle due nuove città economiche. «Le premesse ci sono tutte – afferma Urso – e considerando che la Sagia, l'ente saudita per gli investimenti, è disponibile a cedere alle nostre imprese un'intera area industriale sull'esempio dei distretti italiani, è più che realistico pensare che almeno un decimo della somma globale stanziata da Riyadh per lo sviluppo, 475 miliardi, quindi circa 40 miliardi possano andare alle aziende italiane di costruzioni, macchine utensili e a tutta la filiera dell'arredo senza contare le gare nei settori dei trasporti e della difesa». Con gli stessi obiettivi si sta muovendo dal 2002 in Arabia saudita la Simest, che ha finora supportato gli investimenti di 19 aziende italiane per un valore complessivo di 700 milioni di euro. Ieri l'a.d. di Simest, Massimo D'Aiuto, ha firmato a Riyadh con il gruppo Alfanar, società leader saudita nelle costruzioni, un accordo per lo sviluppo degli investimenti italiani. «Vogliamo promuovere la presenza delle aziende italiane – precisa D'Aiuto – in quei progetti che Alfanar ci segnalerà come prioritari a cominciare al programnma delle città economiche». |


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